“Noi andremo lì con i fiori e con il sorriso. Ma andremo e resteremo finché non ci daranno un segnale positivo. Perché il tre per cento destinato ai biocarburanti è davvero una presa in giro: non dovevano farlo, è uno schiaffo”.
Sulla scia delle recenti proteste degli agricoltori contro l’accordo Ue-Mercosur, anche le imprese italiane della filiera dei trasporti e dei carburanti si preparano a scendere in piazza a Bruxelles. Al posto dei trattori, questa volta, a sfilare saranno i camion. L’annuncio è arrivato a Roma, durante il convegno “Il futuro dei trasporti per una vera neutralità tecnologica”, per voce di Mariarosa Baroni, presidente di Ngv Italy.

Trasporti, imprese verso Bruxelles per chiedere una quota più alta dei biocarburanti
Nel mirino delle associazioni c’è la quota riservata ai carburanti sostenibili nel quadro della revisione del pacchetto automotive. Una percentuale giudicata troppo bassa per rappresentare un reale cambio di passo dopo l’apertura europea alla neutralità tecnologica. La proposta, ancora in fase di definizione, mantiene il 2035 come orizzonte per l’uscita dai motori tradizionali, ma secondo le imprese lo spazio riconosciuto a biocarburanti ed e-fuel resterebbe marginale. E, dai primi tavoli di confronto, non sembrano emergere grandi margini di correzione.

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“Non vogliamo irritare le istituzioni con la nostra iniziativa”, ha chiarito Baroni. “Anzi, con molti europarlamentari c’è praticamente un fronte comune”. Sarebbero stati proprio alcuni di loro, ha aggiunto, a suggerire una mobilitazione di questo tipo, preannunciando anche la propria partecipazione.

Gianni Murano (Unem): “Ci sentiamo figli di un dio minore”
A sostenere l’iniziativa è anche Sergio Lo Monte, segretario nazionale di Confartigianato Trasporti: “Siamo pronti a far rumore per far capire che le imprese sono in grande difficoltà di fronte a una transizione così ideologica. Il principio guida deve essere la possibilità di scelta, sulla base delle tecnologie disponibili. Poi sarà il mercato a fare la sua parte”. Lo Monte ha invece espresso apprezzamento per il piano del governo che prevede 590 milioni di euro per il rinnovo delle flotte.
Per Gianni Murano, presidente di Unem, “a livello europeo lo spiraglio aperto dalla decisione del 16 dicembre è positivo, ma resta appunto solo uno spiraglio. Ci sentiamo figli di un dio minore: non si capisce perché relegare i biocarburanti al tre per cento”.

Secondo Margherita Palladino, di Anita (Associazione nazionale imprese trasporti automobilistici) “il pacchetto automotive non ha determinato un vero cambio di rotta sulla neutralità tecnologica. L’impianto del Green Deal è rimasto sostanzialmente invariato. Le aperture ci sono state, ma troppo timide: più che valorizzare, hanno marginalizzato il ruolo dei biocarburanti”. Tra le priorità indicate dall’associazione c’è anche la richiesta di anticipare la revisione del regolamento sugli standard emissivi dei veicoli pesanti e di modificare i criteri di calcolo delle emissioni, introducendo l’analisi sull’intero ciclo di vita.
Sulla stessa linea Alessio Torelli (Snam), che giudica positivo il fatto che si parli di superare l’impostazione “tutto elettrico”, ma non vede “elementi oggettivi che indichino un vero cambio di direzione”. Da qui l’idea che una manifestazione possa rappresentare “uno scossone necessario” per riportare il dibattito su binari più concreti.

Artusi (Federauto): “Sul settore tanti regolamenti spesso in contraddizione tra loro”
“Non è possibile parlare di neutralità tecnologica con i numeri presentati il 16 dicembre: è una presa in giro”, ha detto Sebastiano Gallitelli, segretario generale di Assopetroli-Assoenergia. “Con quote così basse non si creano le condizioni per investire e sviluppare il settore dei biocarburanti, proprio nei segmenti in cui oggi rappresentano una delle poche soluzioni realistiche”.

A chiudere il confronto, Massimo Artusi, presidente di Federauto, che ha parlato di “disastro del quadro normativo europeo”, citando una stratificazione di regolamenti spesso in contraddizione tra loro. Uno scenario che, secondo Artusi, rende sempre più urgente una revisione complessiva delle politiche per la mobilità.
Nel corso del convegno è stata presentata anche l’esperienza di Enilive, illustrata dal presidente Marco Petracchini: un modello di stazione di servizio “multienergia”, dove convivono carburanti tradizionali, Hvo, ricarica elettrica e servizi. Un esempio, per gli organizzatori, di come una transizione più pragmatica e tecnologicamente aperta sia già possibile.
