Ricaricare un’auto elettrica in Italia può costare fino al 70 per cento in più rispetto a Francia e Spagna. E per chi utilizza soprattutto le colonnine pubbliche il vantaggio economico rispetto a benzina e diesel rischia di ridursi a appena il 3 per cento. Ad aggravare il costo della ricarica sono soprattutto tasse, oneri e componenti parafiscali che gravano sull’elettricità utilizzata dalle auto elettriche. Per questo Ecco, il think tank italiano per il clima, chiede una “vera e propria riforma della fiscalità e parafiscalità” applicata alla ricarica elettrica.
Il tema è stato al centro del convegno “Barriere economiche alla diffusione dell’auto elettrica – Ridurre il prezzo del kWh per sostenere la transizione delle flotte”, organizzato il 21 maggio alla ClubHouse di Montecitorio insieme a Vai Elettrico, nell’ambito del Festival dello sviluppo sostenibile promosso da Asvis.
Secondo quanto illustrato da Caterina Molinari, senior policy advisor finanza di Ecco, il peso di tasse e oneri starebbe riducendo in maniera significativa la convenienza delle vetture elettriche, soprattutto per chi non può ricaricare a casa. “Le tariffe di ricarica di una auto elettrica in Italia sono tra le più alte d’Europa”, ha spiegato, sottolineando come la fiscalità finisca per incidere sul costo finale del kWh più che in altri Paesi europei.
Molinari ha ricordato che un’auto elettrica percorre 15 mila chilometri consumando circa 2.400 kWh, contro i 9.200 kWh equivalenti richiesti da una vettura a benzina. Nonostante un consumo energetico quasi quattro volte inferiore, il risparmio economico rischia però di assottigliarsi drasticamente. “Se la ricarico in casa avrò un risparmio solo del 30 per cento, se la ricarico prevalentemente in pubblico il mio risparmio diventa quasi inesistente, appena del 3 per cento”, ha spiegato. Da qui la richiesta di intervenire sugli oneri generali di sistema applicati alla ricarica: secondo Ecco, eliminarli costerebbe circa 100 milioni di euro l’anno, contro oltre un miliardo speso in due mesi per il taglio delle accise sui carburanti fossili.
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Durante il confronto è stato ricordato che nei primi mesi del 2026 le auto elettriche hanno raggiunto l’8 per cento del mercato italiano, con una crescita del 72 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, trainata dalle utilitarie elettriche e dagli incentivi introdotti nel 2025. L’Italia resta però distante dai principali mercati europei: in Francia la quota dell’elettrico ha raggiunto il 27 per cento, in Germania il 24 per cento e in Belgio supera il 30 per cento.
Secondo Massimiliano Bienati, responsabile delle politiche dei trasporti di Ecco, “i 410 mila veicoli elettrici oggi circolanti in Italia evitano già l’importazione di 2 milioni e mezzo di barili di greggio all’anno”. Sempre secondo il think tank, il parco elettrico italiano ha consentito nel 2026 di evitare importazioni di petrolio per circa 240 milioni di euro. Se l’Italia avesse seguito una crescita simile a quella della Germania, oggi ci sarebbe circa un milione di veicoli elettrici in più e il beneficio sulla bilancia commerciale energetica salirebbe di altri 700 milioni di euro.
Bienati ha sottolineato come l’elettrificazione venga considerata una leva strategica per ridurre la dipendenza energetica dall’estero. Raggiungere gli obiettivi del Pniec al 2030 significherebbe arrivare a 4,2 milioni di auto elettriche in circolazione, con un risparmio stimato di 26 milioni di barili di petrolio importato e circa 2,5 miliardi di euro trattenuti nell’economia nazionale. “Per convincere i cittadini servono politiche pubbliche credibili”, ha affermato, criticando anche il dibattito “spesso trasformato in scontro ideologico”.
Ampio spazio è stato dedicato anche alle flotte aziendali, considerate uno dei principali motori della transizione. “Le auto aziendali rappresentano il 40 per cento delle vendite annue e il 60 per cento delle emissioni”, è stato ricordato durante il confronto. Secondo Ecco, elettrificare le flotte significherebbe anche creare un mercato dell’usato elettrico oggi ancora poco sviluppato in Italia. Durante l’incontro è stato inoltre evidenziato come gli incentivi introdotti nel 2025 abbiano consentito a oltre 50 mila famiglie a reddito medio-basso e microimprese di acquistare veicoli elettrici.
Alla prima tavola rotonda hanno partecipato Andrea Boraschi (Transport & Environment Italia), Andrea Cardinali (Unrae), Marida Di Girolamo (EV100 Climate Group), Stefano Roberto (Motus-E), Marc-Oliver Rossi (Atlante Italia) e Andrea Zatti (Università di Pavia).
Interventi anche di Enrico Giovannini, ex ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e direttore scientifico di Asvis; Massimo Milani, segretario della VIII Commissione Ambiente della Camera dei Deputati; e Antonio Misiani, vicepresidente della Commissione Bilancio del Senato della Repubblica.
