Buone notizie per gli automobilisti italiani che possiedono già un’auto elettrica o che stanno pensando di acquistarne una. Fare il “pieno” di energia diventa sempre più semplice. L’infrastruttura di ricarica nel nostro Paese continua infatti a crescere. Nel 2025 il numero dei punti di ricarica pubblici ha superato le 73mila unità.
Nonostante questo dato positivo, però, l’Italia non ha ancora raggiunto l’obiettivo fissato dal regolamento europeo Afir (Alternative Fuels Infrastructure Regulation) sulla copertura delle principali autostrade inserite nei corridoi di trasporto europei della rete Ten-T.
Auto elettriche, presentato il nuovo rapporto Motus-E sui punti di ricarica in Italia
I dati emergono dall’ultimo report sulle infrastrutture di ricarica in Italia pubblicato da Motus-E in collaborazione con Gse e Rse. Il rapporto, giunto alla settima edizione, è stato presentato il 5 marzo a Rimini durante Key – The Energy Transition Expo 2026.
Come spiegato da Matteo Gizzi, responsabile Market Intelligence di Motus-E, “nell’arco di sette anni siamo passati da meno di 28mila a 73mila punti di ricarica sul territorio nazionale, con una crescita media annua del 38%. Significa che c’era e c’è ancora una spinta a voler dare questo servizio infrastrutturale al Paese, a creare condizioni abilitanti perché si diffonda la mobilità elettrica e la transizione verso una mobilità elettrica e decarbonizzata”.
Guardando solo al 2025, “abbiamo avuto una crescita a due cifre: il 13% in più in termini di infrastrutture e il 16% in termini di stazioni di ricarica. E ancora non vediamo gli effetti del Pnrr che porterà un ulteriore sviluppo a questo numero almeno speriamo di altri 10.000 punti in alta potenza”.
Nonostante la crescita, Gizzi si dice soddisfatto solo in parte dei risultati raggiunti. “Da una parte ci fa piacere sicuramente sottolineare questa crescita, dall’altro lato però c’è ancora tanto da fare: per il 2025 non abbiamo raggiunto quello che era l’obiettivo stabilito dal regolamento Afir della copertura della rete Ten-T, ne abbiamo coperto meno del 90%”.
Burocrazia e costi: non ancora attivato il 15% dei punti già installati
Secondo Motus-E una delle cause riguarda i punti di ricarica che, pur essendo installati, non sono ancora stati energizzati. “Il 15%, leggermente in calo rispetto agli altri anni, significa che qualcosa si sta muovendo, ma è una quota che non riusciamo mai ad abbattere”. Alla base ci sarebbero soprattutto lungaggini burocratiche legate alle procedure di allaccio alla rete. “Se andiamo a considerare solo i punti in media tensione questo numero arriva al 30% e questo contribuisce fortemente a quel mancato raggiungimento degli obiettivi”.
Un altro fattore riguarda il tasso di utilizzo delle colonnine. Dove è più basso, gli investimenti diventano meno sostenibili, creando “disomogeneità” e una rete meno uniforme sul territorio. Questo dato ha anche un altro effetto economico: “Non permette di abbattere i costi fissi sia dell’investimento fatto e quindi significa che non si riesce ad incidere sul prezzo finale all’operatore”. E, secondo Gizzi, questo rischia di generare un circolo vizioso, rallentando la diffusione delle auto elettriche.
Continuano gli investimenti sulla rete autostradale: copertura arrivata al 50%
La situazione appare invece diversa sulla rete autostradale, dove gli investimenti continuano. “Qui si continua ad investire, tanto da registrare una crescita del 26%, grazie all’apertura di alcuni bandi”. La copertura è arrivata al 50%. Attualmente i punti di ricarica presenti nelle stazioni autostradali sono 1.374, ma il numero può arrivare a circa 4.000 se si considerano anche quelli installati entro tre chilometri dalle uscite, che rientrano comunque negli obiettivi Afir.
Un’altra tendenza evidenziata dal report riguarda lo sviluppo delle infrastrutture su suolo privato ad accesso pubblico, in crescita rispetto a quelle installate su suolo pubblico: 19% in più le prime, contro una riduzione del 9% per le altre. “A fare da traino centri commerciali, outlet e altre strutture commerciali, che stanno creando veri e propri hub di ricarica per i clienti. Complessivamente sono circa 11mila le strutture commerciali che offrono questo servizio”.
Meno consumo di suolo pubblico. Boom in alberghi e centri commerciali
Anche il settore turistico si sta muovendo nella stessa direzione. Le strutture ricettive stanno installando sempre più punti di ricarica per rispondere alla domanda dei visitatori, soprattutto quelli provenienti da Paesi dove la diffusione delle auto elettriche è più avanzata, come Germania, Austria, Svizzera e Francia. In molti casi si tratta di colonnine fast da circa 50 kW.
Un altro ambito considerato strategico è quello delle stazioni di servizio tradizionali, “che potrebbero diventare un importante punto di sviluppo per la ricarica elettrica”. Oggi però la diffusione è ancora limitata: su circa 21mila distributori presenti in Italia, solo 888 dispongono di infrastrutture di ricarica.
Il confronto con gli altri Paesi europei
Gizzi ha concluso con un confronto tra l’Italia e gli altri principali Paesi europei. Il nostro Paese si colloca al terzo posto per numero di infrastrutture di ricarica ogni cento veicoli elettrici (Bev). Un dato su cui incide però anche il fatto che in Italia il numero complessivo di auto elettriche in circolazione è ancora relativamente basso.
In termini assoluti, l’Italia si posiziona comunque al sesto posto in Europa, dietro Paesi Bassi, Germania, Francia, Belgio e Regno Unito. Un altro dato interessante riguarda la densità della rete. L’Italia è al quarto posto nel rapporto tra infrastrutture di ricarica e chilometri di rete stradale, con una media di un punto di ricarica ogni 3,7 chilometri. Considerando solo le infrastrutture DC ad alta potenza, il Paese sale addirittura al secondo posto in Europa, dietro soltanto alla Norvegia.
