Auto elettriche, il ritardo dell’Italia non dipende solo dagli oneri sul costo di ricarica o dagli incentivi (mancanti). Secondo Marc-Oliver Rossi, responsabile commerciale di Atlante, uno dei principali operatori della ricarica pubblica veloce, alla base c’è anche un problema culturale e informativo che continua a frenare il mercato.
“Purtroppo c’è una grandissima mancanza di cultura. Oltre agli incentivi, mi piacerebbe prima di tutto che le istituzioni aiutassero a fare informazione”, ha dichiarato Rossi durante il convegno sulle barriere economiche alla diffusione dell’auto elettrica organizzato dal Ecco, il think tank italiano sul clima, insieme a Vai Elettrico.
Il manager ha spiegato che il tema dell’informazione viene spesso sottovalutato proprio negli ambienti più specializzati: “Qui, nelle fiere e nei convegni, siamo tutti addetti ai lavori e certe cose sembrano scontate. Poi però, quando si parla con clienti e aziende, ci si rende conto che molte persone sono ancora confuse su costi, vantaggi e funzionamento dell’elettrico”.
Rossi ha raccontato che, soprattutto nei primi anni dello sviluppo del mercato, gli operatori della ricarica si sono trovati a fare prima “educazione” e solo dopo attività commerciale: “Quando abbiamo iniziato a confrontarci con le aziende, molti fleet manager non avevano ancora strumenti sufficienti per spiegare ai dipendenti vantaggi e criticità dell’elettrico. Abbiamo capito che prima di vendere sessioni di ricarica dovevamo andare a spiegare”.
Quali sono i tre problemi che bloccano gli operatori?
Oltre al deficit informativo, chi investe capitali privati nel settore deve fare i conti con ostacoli burocratici e normativi stringenti. Rispondendo alle domande sul regime fiscale del kilowattora e sui 597 milioni di euro di incentivi del Pnrr, Rossi ha illustrato la situazione evidenziando le principali barriere che frenano gli operatori:
- Bandi pubblici complessi: “Se ci riferiamo al Pnrr, posso garantire che gli operatori hanno messo in campo squadre di lavoro composte da 10 o 15 persone, ma era impossibile gestire quella mole di lavoro in tempi così ridotti”.
- Ritardi strutturali degli allacci elettrici: Rossi ha parlato di tempi di attesa che possono arrivare fino a due anni per l’allaccio alla corrente di una stazione. “Diventa complesso per qualsiasi imprenditore pianificare un investimento da mezzo milione di euro senza avere certezze”.
- Mancanza di stabilità: “Gli incentivi sono utili, ma vanno accompagnati da una fiscalità migliore e, soprattutto, estesi sul lungo periodo per garantire stabilità”.
La tecnologia avanza, ma restano i limiti economici dello “storage”
Le tecnologie per ridurre i costi delle colonnine ultra-veloci esistono già, ma costano molto. Atlante, ad esempio, ha inaugurato hub con grandi batterie di accumulo e pensiline fotovoltaiche.
“L’accumulo aiuta a gravare meno sulla rete”, ha spiegato Rossi. Il problema, però, è il costo degli impianti. Secondo il manager di Atlante, una stazione con accumulo, pensiline fotovoltaiche, otto colonnine e sedici stalli può superare i 600mila euro di investimento. “Non è una cosa che puoi fare su tutte le stazioni”, ha osservato.
Le conclusioni di Marc-Oliver Rossi
“Dal punto di vista commerciale – ha concluso il manager di Atlante – la strada giusta è quella che abbiamo intrapresa. Le tariffe stanno diventando accessibili. Se riusciremo a combinare questo con una fiscalità piu giusta che consideri anche investimenti che operatori fanno e una nuova serie di incentivi che siano allineati nel tempo sono convinto che si possa arrivare a un risultato migliore di adesso”.
