Temperature in aumento, precipitazioni in calo e neve ormai quasi assente. È questa la fotografia del 2025 nel distretto dell’Appennino centrale, tracciata da Marco Casini, segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale, intervenuto il 19 marzo alla Presidenza del Consiglio dei ministri durante la presentazione del rapporto “Dati climatici e risorse idriche 2025”. Nel dettaglio: +1,3 °C rispetto alla media, -12,5% di piogge e -81% di neve. Un quadro che conferma una tendenza ormai strutturale.
Casini ha sottolineato come il valore del rapporto risieda nella capacità di offrire dati puntuali e territoriali. “I dati medi danno un indirizzo generale, ma sono quelli specifici che consentono di operare scelte concrete”, ha spiegato, evidenziando l’importanza di informazioni capillari per pianificazione e gestione delle risorse idriche.
Il distretto dell’Appennino centrale comprende sette regioni, 22 province e circa 900 comuni, per un totale di oltre 8,5 milioni di abitanti su 43 mila chilometri quadrati. Si tratta di un territorio fragile: il 75% è classificato a media o alta sismicità, sono censite oltre 151 mila frane e più del 20% dell’area è esposto a rischio idraulico o franoso. Sul fronte idrico, il consumo annuo è di circa 3,6 miliardi di metri cubi, provenienti per l’80% da fonti appenniniche.
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A pesare è anche l’elevato livello di dispersione: le perdite idriche raggiungono il 51%, ben oltre la media nazionale del 42%, con un deficit stimato di circa 300 milioni di metri cubi. I consumi sono distribuiti tra uso civile (46%), agricolo (39%) e industriale (14%).
Sul fronte climatico, i dati mostrano una situazione che si ripete negli anni. Dal 2020 il distretto registra sempre precipitazioni inferiori alla media, con l’unica eccezione del 2023. “Non è un fenomeno episodico, ma una condizione strutturale”, ha evidenziato Casini. Anche le temperature risultano in costante crescita, con picchi estremi come quello di giugno 2025, quando si sono registrati valori fino a 5 gradi sopra la media.

Roma, aumentano le giornate torride e le notti tropicali
Particolarmente critica la situazione di Roma, dove aumentano le giornate torride e le notti tropicali. “L’estate romana ormai dura sei mesi”, ha osservato Casini, segnalando anche il calo delle precipitazioni medie annue, scese da oltre 800 millimetri a poco più di 600 negli ultimi decenni. Inoltre, le piogge tendono a concentrarsi in pochi eventi intensi, poco utili per la ricarica delle falde.
Il tema della neve rappresenta un ulteriore elemento di criticità. L’apporto nivale è ormai minimo, con un contributo ridotto di oltre il 57%, compromettendo le riserve idriche disponibili nei mesi più caldi. A questo si aggiunge il calo dell’infiltrazione: nel 2025 è diminuita del 33%, con effetti diretti sugli indici di siccità, che restano su livelli elevati.
Le conseguenze sono evidenti: portate fluviali spesso inferiori ai livelli minimi vitali, difficoltà nell’approvvigionamento idropotabile e problemi per il settore agricolo. In diverse aree si è fatto ricorso a razionamenti e autobotti, mentre i laghi mostrano livelli in calo, come nel caso del lago di Albano.


Un parziale miglioramento si è registrato nei primi mesi del 2026 grazie a precipitazioni eccezionali in tutta Europa. In alcune regioni, come il Lazio, si è arrivati a valori superiori del 190% rispetto alla media, permettendo di recuperare il deficit accumulato. Tuttavia, ha avvertito Casini, si tratta di un recupero che riporta i valori nella media, non in surplus, e non modifica la tendenza di fondo.
Invasi, riduzione perdite, riuso: studiato un piano di 500 interventi e 8 miliardi di euro
Di fronte a questo scenario, le priorità individuate sono tre: interventi infrastrutturali, innovazione tecnologica e miglioramento della governance. Tra le azioni principali: riduzione delle perdite, realizzazione di invasi, riuso delle acque reflue e ricarica delle falde. Sul piano tecnologico, spazio a monitoraggio avanzato, reti intelligenti e agricoltura di precisione.
Infine, il tema della pianificazione. “Il bilancio idrico è centrale”, ha ricordato Casini, sottolineando la necessità di una maggiore integrazione tra istituzioni e di una razionalizzazione nella gestione del servizio idrico. Il piano di gestione dell’Autorità prevede circa 500 interventi per un valore complessivo di 8,46 miliardi di euro, con progetti già individuati e pronti per essere attuati.
