Agricoltori e imprese delle rinnovabili, prove di disgelo dopo l’approvazione del DL Agricoltura e le limitazioni al fotovoltaico sui terreni produttivi. Mentre è ancora in ballo la definizione delle aree idonee, rimessa nuovamente nelle mani delle Regioni.
Un primo approccio c’è stato il 2 luglio a Roma in occasione del seminario “Quali aree a terra di accelerazione per il fotovoltaico?” organizzato dal Coordinamento Free. Da una parte, le principali rappresentanze del settore agricolo (Coldiretti, Cia, Confagricoltura); dall’altra parte, il mondo green con Italia Solare e Elettricità Futura. Durante il confronto sono emerse alcune aperture da entrambe le parti, anche se su alcuni punti le distanze restano. “Lo possiamo considerare un punto di partenza”, ha detto in chiusura il presidente Attilio Piattelli, lanciando la proposta di un nuovo incontro: “Un tavolo di confronto tecnico-pragmatico”.
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Agricoltori e imprese delle rinnovabili al seminario del coordinamento Free

“Siamo disponibili a tutti i ragionamenti, tenendo però sullo stesso piano la necessità del Paese di una sovranità energetica e la necessità di costituire una sovranità alimentare”. Lo ha detto David Granieri, vicepresidente Coldiretti. Dal canto suo, il vicepresidente Cia Gianmichele Passerini ha proposto un “patto per lo sviluppo tra agricoltura, industria del fotovoltaico e finanza”. Tutto ciò finalizzato alla creazione di “impianti di scopo”, come quelli a carattere sociale. “Noi di Confagricoltura – ha aggiunto Alberto Mazzoni – non vediamo niente di male se un agricoltore vuole diversificare il proprio reddito. Magari in una parte marginale della propria azienda. Ma bisogna trovare un equilibrio”.
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Secondo il presidente di Italia Solare, Paolo Rocco Viscontini, non si può rinunciare agli impianti di grande taglia. “Quegli impianti più grandi sui terreni di cui si parla tanto hanno un ruolo importantissimo per il costo dell’energia di tutti, comprese le imprese agricole. Il rischio è che in Italia si perda l’opportunità di avere costi dell’energia più bassi perché si stanno creando tanti ostacoli alle realizzazioni. Dal fotovoltaico dipende anche la lotta ai cambiamenti climatici”.

“È chiaro che dovremmo trovare una soluzione. Noi dal nostro punto di vista speriamo che si definiscano il prima possibile le aree idonee. Siamo contrari all’utilizzo di aree altamente produttive. Non siamo disponibili a cedere aree di pregio agricolo”, ha continuato Granieri, spiegando che da Coldiretti non c’è mai stata nessuna posizione ideologica. “Non ragioniamo per slogan – ha proseguito -. Certo è che la concentrazione di impianti fotovoltaici che c’è stata in alcuni territori ha creato dei problemi. Altrimenti non avremmo avuto una spinta a raccogliere centinaia di migliaia di firme per regolamentare. C’è stata una concentrazione inusuale, non gestita, senza regole appunto”.

Fotovoltaico e agricoltura: proposte per evitare concentrazioni
Viscontini ha rivelato che Italia Solare ha elaborato in una recente assemblea dei soci alcune proposte. La prima è evitare che si verifichino queste concentrazioni: “Ci vuole una diffusione sul territorio sensata, Chiaro poi che ogni area ha le sue caratteristiche. Ci sono aree in cui impianti grandi si possono fare e altre in cui non è proprio il caso”. La seconda proposta è che “sui terreni marginali che non hanno neanche acqua e su terreni che sono agricoli ma non sono coltivati da sempre, si possano fare impianti fotovoltaici standard, a basso costo”. Mentre “laddove ci sono terreni agricoli non coltivati da qualche anno, e sono tanti, per motivi diversi, spesso economici, si possa prevedere l’agrivoltaico”.


Non vede concorrenza tra fotovoltaico e agricoltura Pietro Pacchione (Elettricità Futura). “I 70-80 mila ettari che serviranno all’Italia per fare il fotovoltaico, sono meno dell’1 per cento della superficie agricola totale”. In questo contesto, l’associazione propone possibili mitigazioni al DL Agricoltura, come ampliare il concetto di agrivoltaico, includendo anche impianti con altezza inferiore a due metri.
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