Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha approvato il progetto per il raddoppio dell’acquedotto del fiume Peschiera, infrastruttura chiave per l’approvvigionamento idrico della città di Roma. Con il decreto 156 del 25 marzo 2025, il Mase – di concerto con il Ministero della Cultura – ha infatti “espresso giudizio positivo sulla compatibilità ambientale” del progetto presentato dalla società Acea Ato 2, che prevede la realizzazione del nuovo tronco superiore dell’acquedotto, dalle sorgenti alla centrale idroelettrica di Salisano, in provincia di Rieti, e ha rilasciato “parere favorevole” sull’assenza di incidenze negative significative sui siti Natura 2000.
L’iter era stato avviato tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023, con la presentazione dell’istanza da parte di Acea, gestore del servizio idrico nell’Ato 2. Nel decreto si legge che “la nuova opera è necessaria ed improcrastinabile per ridurre il rischio di gravissimo ed insostenibile deficit nell’approvvigionamento idrico dell’area metropolitana di Roma, riconducibile a danni all’infrastruttura esistente e in esercizio continuativo da oltre 80 anni”. E si aggiunge: “I principali obiettivi diretti sono, pertanto, connessi con la possibilità di abbattere il rischio di fuori servizio del sistema, con grave impatto sull’approvvigionamento idrico della popolazione servita, conseguente alla configurazione ‘in serie’ delle opere di captazione – acquedotto – nodo di Salisano”.
Roma, ok al raddoppio dell’acquedotto Peschiera: 27 chilometri quasi tutti in galleria

Il 15 marzo scorso, durante un convegno nella Sala della Protomoteca, il sindaco Roberto Gualtieri e l’assessore ai Lavori pubblici di Roma Capitale, Ornella Segnalini, avevano ribadito il valore strategico dell’opera. “La seconda canna del Peschiera garantirà maggiore sicurezza e stabilità anche in caso di eventi sismici”, aveva spiegato l’assessore.
Ma il progetto risponde anche ad altre tre esigenze, illustrate nello studio di impatto ambientale. La prima è che “le risorse delle fonti locali attualmente disponibili nell’area romana e laziale diventano sempre più precarie (anche in relazione alle sempre più stringenti norme sulle acque da destinare al consumo umano)”. Secondo punto: “Nell’orizzonte temporale pluridecennale di vita utile delle nuove opere è da prevedere un significativo incremento demografico dell’area di Roma con la conseguente crescita del fabbisogno idrico”. Ultimo ma non ultimo, da tenere in considerazione, “i non eludibili cambiamenti climatici determinano impatti negativi sugli acquiferi più superficiali e meno estesi che alimentano le fonti locali di approvvigionamento di numerosi comuni”.
Opera strategica anche a causa dei cambiamenti climatici
La nuova opera, “completamente interrata e prevalentemente in galleria, avrà una lunghezza di 27,7 chilometri. I lavori interesseranno 8 comuni della provincia di Rieti: Salisano, Montenero Sabino, Belmonte in Sabina, Castel Sant’Angelo, Monte San Giovanni in Sabina, Cittaducale, Rieti e Mompeo. Il costo complessivo dell’opera, inclusivo di tutti gli oneri, sfiora i due miliardi di euro.
Il decreto impone alcune prescrizioni da parte della commissione tecnica Pniec-Pnrr e del Ministero della Cultura. Acea dovrà ottemperare a una serie di condizioni prima del via libera definitivo ai lavori. Il nuovo acquedotto garantirà una portata di 10 metri cubi al secondo (rispetto ai 9 attuali), migliorando la resilienza del sistema. I lavori potranno partire solo dopo l’adempimento di tutte le condizioni previste dai ministeri competenti.
