Si prevede un’altra estate difficile sul fronte della siccità in Italia. “Purtroppo, la fotografia che ci arriva dagli osservatori dei distretti non è positiva. Siamo a marzo e, al Sud, ci sono bacini che registrano una capacità inferiore, in alcuni casi, anche del 30-40%, rispetto a quella dell’anno scorso”. Lo ha affermato il commissario straordinario Nicola Dell’Acqua al convegno “Acqua e agricoltura: politiche e strumenti per innovazione ed efficienza”, svoltosi il 25 marzo a Roma. I promotori dell’inconto sono stati Coldiretti e Fondazione UniVerde (VIDEO).
Il segretario generale di Coldiretti, Vincenzo Gesmundo, ha confermato le previsioni: “Anche quest’anno, al Ministero delle Infrastrutture, si dovrà affrontare l’urgente necessità di organizzare una serie di autobotti per garantire l’acqua potabile a quasi la metà dei comuni delle aree interne e anche alle grandi città del Sud”.
L’incontro è servito anche per fare il punto su alcune iniziative lanciate o sostenute da Fondazione UniVerde. Tra queste, l’introduzione dei certificati blu in agricoltura, il settore che più di tutti utilizza acqua. A spiegarne il meccanismo è stato il presidente Alfonso Pecoraro Scanio. “Così come esistono i certificati bianchi e verdi, abbiamo pensato di creare un sistema premiale per le imprese che adottano sistemi di efficientamento idrico”. Un’idea che si è tradotta in una proposta di legge portata avanti da Patty L’Abate, vicepresidente della Commissione Ambiente della Camera dei deputati, presente anch’essa al convegno di Roma.
Leggi anche: Sondaggio, cresce tra gli italiani la preoccupazione per alluvioni e siccità

Agricoltura: certificati blu, pulizia invasi, dissalazione. Un piano contro la crisi dell’acqua
Alfonso Pecoraro Scanio si è poi soffermato sull’esigenza di avviare progetti per il recupero delle acque reflue a scopo irriguo, garantendo però un adeguato controllo. Andrea Guerrini di Arera, l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, ha spiegato che oggi in Italia le acque reflue riutilizzate sono solo il 4% del potenziale totale. Pecoraro Scanio ha citato a questo proposito un progetto in fase di sperimentazione nella provincia di Roma, che coinvolge anche Acea.
“Lavorare in modo intelligente su progetti sostenibili” è stato il motto scandito da Pecoraro Scanio, che ha fatto riferimento alla scoperta di una corrente di acqua salmastra sotto il Mare Adriatico, che potrebbe essere intercettata per una desalinizzazione più semplice rispetto a quella dell’acqua di mare.
Si è parlato anche di dissalatori mobili: navi con impianti di desalinizzazione a bordo, da impiegare in realtà come le Isole Eolie o le Egadi. “In questo modo, invece di costruire un dissalatore su ogni isola, con il rischio di creare problemi e disastri ambientali, si potrebbe ottenere un’acqua molto più pulita, perché dissaliamo in alto mare, rifornendo di volta in volta le zone in emergenza”.
Infine, sulla questione degli invasi, una sola parola: “Sfanghiamoli”. “In Italia, molti di questi impianti hanno perso metà della loro capacità a causa dell’accumulo progressivo di sedimenti e detriti”. È quindi urgente avviare la pulizia dei fondali, eliminando al contempo gli ostacoli burocratici. “Non si può rischiare di bloccare tutto perché questi rifiuti vengono classificati come speciali e poi non sappiamo dove metterli”. Necessario un intervento normativo: “Per lo smaltimento di questi residui, non contaminati e non radioattivi, si potrebbe adottare una procedura agevolata o utilizzarli per il risanamento di qualche cava abbandonata”.

Tra gli ospiti del convegno di Coldiretti e Fondazione UniVerde c’era il ministro Tommaso Foti, con una relazione sugli interventi del governo con i fondi Pnrr( 7,8 miliardi di euro per l’agricoltura). Ad esempio, la realizzazione dei parchi agrisolari (2 miliardi e 350 milioni di euro) ha consentito la sostituzione delle vecchie coperture sui tetti delle aziende, spesso in amianto, con pannelli solari. “Ad oggi siamo intervenuti in 450 aziende e abbiamo raggiunto una produzione di 1700 megawatt”.
E, poi, 850 milioni per l’efficientamento della superficie irrigua. “Oggi siamo a arrivati a 130mila ettari, pari al 12% dell’obiettivo finale”. Per quanto riguarda la dispersione idrica, “appaltati lavori per 111 sistemi idrici, più del doppio del target fissato dall’Europa. Mentre per il recupero acque reflue ai fini agricoli e industriali, il ministero dell’Ambiente ha investito fino a 600 milioni”.

Un algoritmo per prevedere i periodi di stress idrico
Quale ruolo possono avere la tecnologia e l’innovazione in questo contesto? A spiegarlo è stato Fulvio Conti, responsabile delle progettualità IT di Almaviva. Da due anni, infatti, il gruppo ha ampliato la sua attività nel settore idrico, mettendosi a servizio dei soggetti che si occupano della gestione dell’acqua attraverso la società Almaviva Blu Bit. Tra i progetti c’è la creazione di “una piattaforma che, sulla rete irrigua, consente di calcolare e prevedere i periodi di stress idrico, verificando la disponibilità e i fabbisogni idrici in base alle colture”. Un supporto utilissimo nella pianificazione agricola e nei processi decisionali.

A questo proposito, è stata avviata una sperimentazione in collaborazione con l’Università di Bologna. Il progetto ha coinvolto un consorzio che gestisce circa 60 chilometri di canali in terra e 14 chilometri di tubazioni. Tra i risultati ottenuti, si è registrata una riduzione della percentuale di dispersione idrica, dal 35% al 14%.
Ma l’impegno di Almaviva non finisce qui. “Finora, come gruppo, abbiamo digitalizzato circa 26.000 chilometri di rete idrica. Inoltre abbiamo effettuato la rivelazione di circa 11.000 perdite, con un risparmio stimato di 73 milioni di metri cubi di acqua”.

Le perdite di rete sono uno dei problemi con cui deve fare i conti l’Italia, come confermato da Andrea Guerrini di Arera: “Siamo arrivati nel 2021 al 41%. Nel 2016 erano quasi il 44%. Stiamo migliorando ma poco. Con l’incremento attuale arriveremo al 2040 con un livello di perdite superiore al 30%, ancora lontano rispetto alla media UE: 25%”.
E bisogna fare meglio anche nella raccolta dell’acqua piovana. “L’Italia riesce a raccoglierne solo l’11 per cento – ha detto il presidente di Acque del Sud, Luigi Giuseppe Decollanz – . La Spagna ne raccoglie il 36% ed è in crisi idrica, la Francia tra il 28 e il 29 e ha problemi, Israele invece ne raccoglie il 90 per cento”. Capitolo invasi: Decollanz sostiene che, prima di considerare la costruzione di nuovi, sia fondamentale rifunzionalizzare quelli già esistenti. E ha fatto esempi di alcune opere realizzate da anni ma addirittura inutilizzate perché ancora prive delle opere di derivazione (diga di Metrano).


Sul fronte dissalatori, il commissario Dell’Acqua ha annunciato che in due mesi e mezzo sono stati appaltati lavori per 75 milioni di euro. Francesco Vincenzi ha spiegato invece gli interventi messi in campo da Anbi per l’adattamento ai cambiamenti climatici in agricoltura. In particolare, nuove strumentazioni che permettono già oggi di ridurre di circa il 25-30% l’utilizzo dell’acqua. Mentre grazie agli ultimi investimenti fatti grazie al Pns, al Fsc e al Pnrr “siamo riusciti a migliorare il trattenimento dell’acqua riducendo le perdite di oltre un miliardo”.
